2010 suona bene (fanculo agli anni zero)

SIKITIKIS al MIAMI
da http://piovedeserto.splinder.com/


2010 è un numero che suona bene.
Abbiamo passato un inverno difficile. Il freddo, la neve, le macerie.
Mi piace pensare che sia stata una stagione catartica: l'inverno più freddo che chiude il decennio più stronzo.
Eppure 2010 continua a suonare bene.
E così il 4, il 5 e 6 Giugno arriva un caldo che non si sentiva da tempo immemorabile.
Le ossa hanno iniziato un lento ma salubre processo di asciugatura e, insieme al canto degli uccelli, hanno iniziato a scricchiolare sotto gli alberi dell'Idroscalo.
Sapevo che sarebbe stata una bella giornata quella del 6 giugno… ma non perché avrebbero dovuto suonare i Sikitikis.
Ci sono atmosfere che fanno passare decisamente in secondo piano il fatto che devi salire sul palco. Probabilmente questo è un meccanismo che ti fa godere il concerto, il tuo, sì, ma anche quello degli altri.
Le band che suonano prima di noi spaccano tutte, dalla prima all'ultima.
Durante il cambio palco sentiamo la pressione e la responsabilità di suonare sul "Pertini" alle nove di sera, che tradotto suona tipo: "vediamo se riusciamo a riempire questo buco".
Saliamo sul palco molto carichi.
Di fronte a noi non più di qualche decina di persone. Attacchiamo.
Ci vuole un brano e mezzo per entrare nel suono del palco e per trovare i punti di riferimento. Mentre canto cerco dei volti, delle persone, degli amici. Mi diverto. Vedo t-shirt divertenti. Una coppia che si bacia. Tre amiche che ballano e ridono. Una ragazza bellissima. Un ragazzo altissimo. Ugo Mazzia.
Passano pochi minuti. Mentre sono assorto ad osservare il pubblico con lo zoom mi ritrovo a ballare sul palco preso totalmente dalla musica. Sono cantante e sono spettatore.
Allargo il campo della visuale e mi rendo conto che le poche decine di persone sono diventate diverse centinaia, forse un migliaio. Ballano con noi. Siamo un unico pubblico.
Le ultime parole raschiate dalla gola, la mia e quella di Jimi, sono "che cazzo importa avere trent'anni".
Sentiamo dal pubblico del Magnolia un affetto che prima non avremmo mai osato aspettarci. Sì, perché alla fine dei famosi conti (o della frequentatissima fiera), la differenza la fa l'affetto. Quello che trovi quando arrivi in un luogo, quello che cresce quando incontri persone con cui condividere passioni, quello che ti resta dai sorrisi di chi ti dà una pacca sulla spalla e ti ringrazia di aver suonato anche per lui.
Lo so che in questo momento il presobenismo jovanottiano finisce per sembrare un discorso del ministro La Russa. Lo so che un musicista che dice di provare affetto per altri musicisti suona falso come un ufficiale della Marina Svizzera. Ma molti non sanno che in Svizzera la Marina c'è, e che questa Marina ha degli ufficiali.
Perciò me ne fotto altamente di chi legge stucchevoli le mie parole… e sapete perché? Perché 2010 è un numero che suona benissimo.
E poi perché so per certo (ma non posso dirvi chi me l' ha detto) che il prossimo decennio sarà meraviglioso per chi, come noi, non ha paura di chiedere:
"MI AMI?"

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