QUANDO ORMAI E’ TROPPO TARDI


RACCONTO DI PATRIZIA BRUNO

Quando entrò e vide il pupazzo verde capì che ormai era troppo tardi. Era successo davvero. Lo vide lì sul parquet, disteso sul guscio, le zampe in aria. Era Guizzo, il pupazzo che aveva regalato a Davide per il suo primo natale. Una piccola tartaruga con il guscio maculato di sfumature verde oliva, il muso e il corpo di un verde brillante e due occhi neri vispi. Raggiunse il pupazzo e si chinò a raccoglierlo. Camminò a passi lenti, con titubanza verso la camera di Davide. Si affacciò e restò sulla porta: i cassetti erano aperti, le ante dell’armadio spalancate, la cesta dei giochi rovesciata. Non riusciva a muoversi. Sapeva che sarebbe successo quel pomeriggio. Ma era riuscito a non pensarci.
Il cliente cinese, il contratto da un milione di euro, le clausole da definire nei minimi dettagli. Un obiettivo da raggiungere.
Davanti ai suoi occhi il letto di Davide a forma di maggiolino. La sua mente vide lui e Davide accoccolati. Davide con la sua voce acuta insiste “Dai papà, ancora, ancora, leggi leggi, finchè Marlin non trova Nemo”.
Dario si affrettò in cucina, prese una birra dal frigo. Era troppo tardi. La voce nella sua mente continuava a ripetergli che era troppo tardi. Una dopo l’altra ricordò, all’improvviso, come se fossero nella sua memoria, ma non le avesse vissute, le volte che Sara aveva provato a parlare con lui. Ma benedetta donna, non coglieva mai il momento giusto. Dario accese una sigaretta e andò a sedersi sul divano, in salotto. Gli tornò alla mente l’ultima sera, qualche giorno prima, in cui era tornato in piena notte e Sara l’aveva aspettato sveglia. “Io me ne vado”. Non aveva dato peso alle sue parole. Aveva lasciato cadere Guizzo sul parquet e la tartaruga lo guardava. Dario pensò “non so in quale letto sta dormendo mio figlio”.

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